
Un band pop-rock dalle sonorità internazionali, testi che si riallacciano alla grande lezione dei cantautori ma tessuti in modo nuovo e originale, un approccio “frontale” che mira a colpire l’anima di chi ascolta. La band è composta da Ermal Meta (voce, chitarra, piano, campionamenti), Giovanni Colatorti (chitarre), Dino Rubini (basso) e Lele Diana (batteria).
La Fame di Camilla nasce a Bari nel 2007 e riflette gli ascolti eclettici dei componenti, che spaziano dal pop cantautorale all’alternative, dalla psichedelia al pop-rock, dai Radiohead ai Coldplay; l’attitudine pop-rock della band viene fuori con decisione sin da subito, e costituisce il “drive” lungo cui indirizzare con decisione il proprio cammino. Ben presto nascono le prime canzoni, in italiano e in albanese, lingua madre del cantante Ermal Meta, che entusiasmano il pubblico e convincono la critica grazie alle “emozioni nude” dei testi, poetici e diretti ad un tempo e alla qualità e intensità dei concerti. Il dono di Ermal nel mettere in fila le parole ha davvero pochi rivali, così come la sua capacità di ricollegarsi, per gusto ed inventiva, alla capacità tutta cantautorale di trasmettere immagini attraverso i propri testi, offrendo però un punto di vista del tutto originale. Per La Fame di Camilla comincia subito una fitta attività live, nei locali e in occasione di festival e concorsi nazionali, con ottimi riscontri.
Il primo singolo della band è stato Storia di una favola, che anticipava l’uscita del disco La Fame di Camilla, prodotto artisticamente dalla stessa band, registrato e missato presso gli Stone Room Studios e gli Itaca Recording Studios di Bari, e masterizzato a Londra da John Davis (R.E.M., U2, Damon Albarn, ecc.). Un album decisamente maturo per essere un debutto, in cui spiccano canzoni già “definitive” e arrangiamenti ispirati e felici, a riprova di quanto la band abbia già fatto molta strada prima di arrivare all’esordio discografico.
Storia di una favola ha portato decisamente fortuna alla band, vincendo il premio come Miglior Soggetto per il videoclip oltre al Premio Rivelazione Indie Pop dell’anno al Meeting delle Etichette Indipendenti (MEI). Sempre a dicembre Storia di una favola si aggiudica il titolo di Miglior Videoclip Italiano (PVI) per il 2009 nella Categoria EMERGENTI.
Il brano con cui La Fame Di Camilla si è presentata al Festival di Sanremo 2010 è “Buio e Luce”, ennesima dimostrazione di un suono e di un piglio internazionale, in grado di coniugare la tradizione melodica italiana con gli arrangiamenti e l’emozionalità “animista” delle grandi band pop-rock d’oltremanica.
Il nuovo progetto discografico de La Fame di Camilla è uscito per Universal Music il 19 febbraio, e conterrà una selezione di canzoni provenienti dal loro album di debutto oltre ai brani inediti, tra cui quello di Sanremo, sui quali ha lavorato Fabrizio Barbacci (Negrita, Ligabue, Gianna Nannini, Roy Paci & Aretuska,ecc.), indice dell’indubbia qualità del progetto artistico di questa giovane band.

special guest:
HIJACK (Jack Union / uk)
http://www.myspace.com/hijackhouse
Torna SNEAKERS, appuntamento ormai fondamentale del calendario bimestrale di casa Rocket.
Passato il maghetto newyorkese SAMMY BANANAS, l’eroe di Sophia THE BULGARIAN e il nostro poderoso CONGOROCK è tempo di fare conti con un bel peso massimo made in Uk.
La palla quindi, per la prima volta in Italia, a HIJACK, padrone di casa Jack Union e nome ormai consolidato dell’electro che conta a livello planetario.
Raffinato maestro di bassline e stile che con le sue produzioni sta dominando la scena da almeno un paio di stagioni. Nelle chart di un pò tutti se la viene a suonare per la prima volta solo per SNEAKERS.
Appuntamento davvero da non perdere.
Arrivate presto che il Rocket si riempie veloce!
THE RUMBLE STRIPS A MARZO IN ITALIA
Dopo aver annullato molte date del loro tour autunnale per motivi
familiari di uno dei componenti della band, i Rumble Strips hanno
finalmente annunciato il loro ritorno. Capitanati dal frontman Charlie
Waller, saranno in Italia a Marzo per tre date per presentare il loro
nuovo lavoro: “Welcome To The Walk Alone”, registrato in un
leggendario studio di New York.
All’interno dell’album vi è un’affascinante sessione archi composta e
visionata da Owen Pallett (Arcade Fire, The Last Shadow Puppets) e
registrata a Praga nel gennaio 2009 .
/Charlie Waller/, voce e chitarra, /Tom Gorbutt/, sax, voce e basso,
/Henry Clark/, tromba, voce e piano, /Matthew Wheeler/, batteria, /Sam
Mansbridge/, basso, voce e Orange Drum, saranno in Italia nelle
seguenti date:

Quattro ragazzi di Tavistock, una città vicina a Exeter, nel confine tra la Cornovaglia e il Devon, capitanati da Charlie Waller, frontman nato, e cantante con ottime capacità.
Sono considerati una delle più fresche e originali formazioni di Londra venute alla ribalta negliultimi anni, anche se come detto il cammino di questa band è cominciato altrove ma ora la base e la residenza dei The Rumble Strips è l’amata capitale inglese.
Charlie Waller, cantante, chitarrista e principale autore del gruppo era infiammato dalla musica e dall’idea di essere parte di una band, più che altro, come ricorda lui stesso, perché suo zio era in una band e stava bene con una giacca in pelle.
Charlie si innamorò di Transformer di Lou Reed ascoltandolo tra i dischi dello zio, poi iniziò a spendere ogni giorno qualche sterlina nel negozio locale di dischi di seconda mano, per ascoltare le canzoni dei suoi idoli per poi suonarne delle cover, poi ad un tratto decise di iniziare a scrivere musica e testi dando così vita alla sua musica e al suo sogno di una carriera da musicista.
Dopo aver finito la scuola d’arte a Londra specializzato in pittura, Charlie definisce i suoi gusti e il genere musicale che vuole seguire: un rock’n roll suonato e vissuto con lo spirito del rock’n roll, così cominciò a suonare con i suoi amici di Tavistock:
Tom Gorbutt al sax e al basso, Matthew Wheeler alla batteria, Henry Clark alle tastiere e alla tromba, THE RUMBLE STRIPS iniziarono a suonare parecchi concerti ricchi di musica soul, pura e onesta.
Charlie iniziò a suonare anche con il suo coinquilino Mark meglio conosciuto Vincent Villain, della giovane band londinese Vincent Villains and The Villains, insieme scrivevano molte canzoni e suonavano in molti pub, poi Charlie super indaffarato per il doppio impegno iniziò a saltare gli appuntamenti, lui ricorda: “E’ stato complicato, era bello perché facendo parte di due band suonavo molti concerti, poi quando la cosa iniziò ad essere più seria tutto diventò orribile perché in entrambe le band c’erano i miei amici migliori ma io mi sentivo come se li stessi prendendo tutti in giro”.
Fu qui che Charlie abbandonò entrambi i gruppi e iniziò a fare quello che aveva studiato: pittura.
Proprio in quel periodo di standby i ragazzi iniziavano a capire cosa stessero perdendo, e per fortuna una chiamata dell’etichetta Trangressive ha dato la giusta scossa, Charlie si è accorto che non aveva niente da perdere e che poteva far uscire il primo singolo con una buona etichetta piuttosto che disintegrare tutto.
Fu così che The Rumble Strips tirarono fuori il loro primo singolo disperatamente romantico: “Motorcycle”.
La band intraprende tour di supporto prima con The Young Knives poi con Dirty Pretty Things di Carl Barat e infine con The Zutons.
Nell’estate 2007 The Rumble Strips registrano il loro primo album “Girls and Weather” prodotto da Tony Hoffer (Beck, The Fratellis, The Kooks, Air) uscito per la Fallout/Island Record ha un lungo futuro davanti trainato dai numerosi singoli estratti: “Alarm Clock”, “Motorcycle” e “Time”.
Hanno preso parte al trionfale tour NME New music tour con Blood Red Shoes, Pull Tiger Tail e The Little Ones, hanno partecipato ad alcune date del GONZO tour e hanno suonato ai grandi festival europei, Glastonbury su tutti, per poi raggiungere l’America.
Ora è in arrivo il secondo album della band e il cantante Charlie Waller è comprensibilmente eccitato ‘Welcome To The Walk Alone’ è stato registrato in un leggendario studio di New York ed è il risultato di una band che inizia a pensare in grande. “Questo disco suona come abbiamo sempre suonato nelle nostre teste” dice Waller .
Il primo album era una collezione di canzoni nate in un tempo molto lungo, dove tutti facevano la musica ma Charlie scriveva le canzoni. Questa volta egli ha diviso il compito con trombettista e pianista Henry Clark che ha contribuito a metà delle nuove canzoni. La band è poi cresciuta a 5 membri con Sam Mansbrige al basso, con cui hanno girato in tour insieme per tutto il 2007 . Sam aveva già precedentemente suonato con Charlie e il batterista Matt Wheeler nella giovane band “Action Heroes”. Tom potè così focalizzarsi nel suonare il sax e una chitarra aggiuntiva.
Nel frattempo la band si ritrovò con Ronson al The Joint studio di Kings Cross nell’ottobre del 2008, essi avevano pronte un po’ di canzoni e erano contenti di suonare con lui. Egli rimase impressionato così tanto che dichiarò al Q Magazine che avevano fatto uno dei migliori album di inizio del ventunesimo secolo.
Le registrazioni ebbero luogo per tre settimane nel novembre 2008 agli Avatar Studio di New York. Forti arrangiamenti di tromba, ottoni più smorzati nell’album ma l’introduzione di archi ha portato a un suono più completo.
La band aveva una chiara visione del nuovo album; “Io volevo un incrocio tra ‘Barafundle’ di Gorky’s Zygotic Mynchi, e ‘Kings Of The Wild Frontier’ di Adam And The Ant’s – sofferenti triste melodie e ottoni barocchi ma con un sound immediato” dice Charlie. Sebbene il progetto largamente venne buttato fuori dalla finestra una volta iniziate le registrazioni, il prodotto finite sembra piuttosto vicino alla descrizione.
La sessione archi dell’album è stata composta e visionata da Owen Pallett (Arcade Fire, The Last Shadow Puppets) e registrata a Praga nel gennaio 2009 .
Le persone parlano sempre della difficoltà del secondo album, dice Charlie, ma il secondo album dovrebbe essere migliore. E questo è indiscutibilmente vero per ‘Welcome To The Walk Alone’,
Con le sue assillanti melodie e crescenti cori, testimonia grandi ambizioni per la band.
Voglio che questo album significhi qualcosa per la gente , dichiara Charlie. Abbiamo fatto questo per tanto tempo e c’abbiamo messo la nostra vita dentro. Mentre l’orchestra è reale questa volta , la parte più importante di ogni canzone dei Rumble Strips è ancora la passione con la quale essi la suonano.

Alan McGee a Febbraio in Italia con il suo djset!
Alan McGee, il celebre discografico inglese, fondatore dell’etichetta Creation Records, nonchè creatore del britpop dopo aver scoperto OASIS, PRIMAL SCREAM, THE LIBERTINES e tanti altri, sarà in Italia per presentare il suo DjSet:
Venerdì 26 Febbraio @ Rocket - Milano
E’ considerato il passato, presente e futuro della musica indipendente inglese.
Da Glasgow a Londra. Senza soldi, senza un lavoro. Ma con una grande ricchezza: la lezione del punk. Soprattutto quella dei Clash. Le parole d’ordine? “Do It Yourself” e “Complete Control”. E così ha fatto, Alan Mc Gee. E’ partito alla volta del centro dell’impero britannico con l’amico Bobby Gillespie (prima batterista dei Jesus & Mary Chain, poi leader e frontman dei seminali Primal Scream) e quell’impero, poi, ha finito per scalarlo. Musicalmente parlando, si intende.
Nei primi anni ’80 McGee a Londra è l’animatore di oscure serate underground all’insegna della musica tanto amata: punk-rock e psichedelia. Prima un locale, il minuscolo “The Living Room” (un soggiorno, nel vero senso della parola), poi l’idea di un’etichetta, pensata insieme all’amico Dan Treacy dei Television Personalities. Nasce la Creation Records, è il 1984.
Tutto è fatto in casa, dai gruppi alle copertine dei dischi in 45 e 33 giri. Il suono grezzo dei primi vinili di Legend!, Jasmine Minks, Television Personalities, Biff Bang Pow! e Primal Scream è un lampo elettrico che proviene dai bassifondi, mentre il mondo fuori guarda ai Duran Duran e all’epoca del pop sintetico.
Pochi soldi, molte idee. La Creation ha rischiato più volte di affondare, nonostante l’esplosione dei Jesus & Mary Chain (che passarono al colosso Warner), ma l’intuito del suo capitano riuscì a tenerla a galla. Arrivano gli anni ’90 e con essi i successi dei Ride e dei Teenage Fanclub, dei My Bloody Valentine e dei Boo Radleys. Arriva anche la crisi, però. Che investe tutta la discografia britannica. Alan McGee e il suo socio Dick Green sono costretti a vendere il 49% della Creation alla Sony. Mossa dolorosa ma necessaria ad assicurare altri anni di vita alla creatura prediletta. Quando molti – se non tutti – pronosticano la fine della Creation, McGee scopre un gruppo di cinque ragazzi di Manchester in un pub di Glasgow: sono gli Oasis. Con loro la combinazione punk-psichedelia approda ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo. Il volo però dura poco, l’atterraggio è brusco: un grave esaurimento nervoso rischia di metterlo fuori gioco e gli impone un periodo di riabilitazione. Quando McGee torna in pista la Creation è cambiata: il business ha preso il sopravvento e a dettare legge ora è la divisione marketing dell’etichetta.
Il post-Oasis regala comunque nuove bands interessanti: Super Furry Animals, Arnold e Trashmonkeys su tutti. Solo i primi però riescono a essere premiati dal mercato.
McGee intanto è entrato nel giro che conta. Da buon vecchio socialista appoggia il New Labour di Tony Blair e partecipa a un ricevimento al numero 10 di Downing Street in compagnia di Noel Gallagher.
La Creation finisce per vivacchiare tra alti e bassi fino a quando, nel 1999, Alan McGee e il suo socio Dick Green decidono di porre fino alla corsa: la Creation Records chiude i battenti.
Nel 2000 il ritorno all’etica e all’estetica dei tempi che furono si chiama Poptones (nome preso in prestito da una celebre canzone dei P.I.L.): una piccola label indipendente con addosso cucito lo spirito del “do it yourself”. Quanti si aspettavano il secondo capitolo della Creation restano forse perplessi, ma la delusione dura poco. Arriva un florilegio di nuove bands (alcune delle quali statunitensi, come gli Outrageous Cherry) e un pugno di ristampa di dischi anni ’60 di assoluto valore. La grafica optical e il chiaro riferimento all’epopea dei Sixties fanno il resto. In breve la Poptones diviene un piccolo culto in seno alla quale sbocciano anche Hives e Bellrays. L’attività è intensa ma breve. Nel 2002 McGee congela la Poptones e riannoda i fili del discorso Creation in collaborazione con il manager Stephen King: non un’etichetta, stavolta, ma un’agenzia di management. La Creation Management ha avuto fra i suoi fiori all’occhiello Mogwai, Libertines, Kills,Beta Band e Kathryn Williams.
McGee trova anche il tempo di inaugurare due club nights, “The Queen Is Dead” e “Death Disco”, che impiegano ben poco a divenire due fra gli appuntamenti più cool del panorama settimanale londinese. Nel mentre, la Poptones torna in pista più agguerrita che mai: è il 2004 e l’occhio di McGee stavolta cade sulla nuova e ruggente scena londinese; i nomi sono The Others, The Paddingtons, Thee Unstrung, Special Needs. Grazie all’accordo con la Mercury, tutti i dischi di queste formazioni hanno avuto distribuzione internazionale.Nell’ottobre scorso, come annunciato dal Dailytelegraph Mc Gee, ha detto ufficialmente basta al music business. Solo qualche mese prima nel corso di un’intervista radiofonica all’emittente XFM definì le major discografiche “maledetta spazzatura”, esortando le giovani band a diffidare delle grandi case discografiche: “Consiglio sempre di organizzarsi in proprio. Le etichette vivono nel passato, sono completamente scollegate dalla realtà“.
Non vede un futuro nella discografia e in un suo articolo pubblicato sull’Independent spiega di non credere più nella necessita di avere un’etichetta e ritiene che i gruppi debbano avere i loro copyright e farsi tutto da soli grazie alla tecnologia, alla comunicazione e ai veri amanti della musica, il pubblico. Secondo McGee le major non hanno futuro: “Oggi tre milioni di dischi venduti sono considerati un hit, in confronto ai 20 milioni che Alanis Morissette e gli Oasis vendevano dieci anni fa2 e si chiede perché mai una band popolare come i Radiohead o gli Oasis dovrebbe dare a un’etichetta il 50 % dei suoi incassi? O anche solo l’1 per cento?”.
Concerti, sponsor e siti come MySpace, ne è convinto, sono i nuovi canali attraverso cui i gruppi emergenti possono ottenere popolarità, e a bassissimo costo. E così il discografico inglese si chiama fuori da un business che, secondo lui, non ha più di due o tre anni di vita.
Alan McGee: passato, presente e futuro della musica indipendente inglese. Perché – ne siamo certi – l’avventura non è certo finita qui.


Neil Landstrumm, riconosciuto come uno degli assoluti pionieri dell’elettronica inglese, è spesso associato alla cosiddetta scena Wonky, fra un manipolo di menti illuminate (e deliziosamente malate) come quelle di Cristian Vogel, Si Begg, DJ Sueme, Crystal Distortion e Michael Forshaw. Dal 1994, col suo laptop d’assalto, ha prodotto masterpieces per etichette cult, quali Peacefrog e Tresor Records, fino ad approdare alla nave madre Planet Mu e sfornare in rapida sequenza tre capolavori del “nuovo suono inglese” : “Restaurant of Assassins”, “Lord for £39” e l’ultimo “Bambataa Eats His Breakfast”.
Landstrumm, artista insaziabile in continua evoluzione, smanioso di un suono futuribile e universalmente fruibile, dimostra ancora una volta a sè stesso e alle scene post-techno come la “devoluzione” del ritmo (alternativa alla celebre drill fever aphexiana) abbia trovato nel ghetto nero tutto il necessario per sopravvivere e generare nuova vita. Anthem di techno sbilenca che si beffa dell’immobilismo a cassa dritta, pescando a piene mani dalle “new roots” grime, dubstep e electro-ragga. Se volete un vademecum per i Bloc dei prossimi tre anni, ora sapete a chi rivolgervi!
http://www.myspace.com/neillandstrumm
http://www.myspace.com/lanottediasterix
info:+39 331 8827340; +39 333 3313817
mail to:alessandrorossi1@hotmail.it
Per la prima volta in Italia uno dei personaggi più importanti della scena dance e radiofonica “made in Uk”..
Talent scout, DJ di punta della BBC Radio 1, nonchè richiestissima DJ in tutto il mondo sui palchi di Glastonbury, Ibiza, Reading, Isle of Weight e Creamfield
ANNIE MAC
(BBC Radio 1, Uk)
www.anniemacpresents.com
www.bbc.co.uk/radio1/mashup
www.myspace.com/anniemac16
SABATO 13 FEBBRAIO 2010
MILANO – ROCKET
Via Pezzotti 52 – Ore 22:00
Resident Djs: ALEX ORMAS & SHINZU
Annie Mac, all’anagrafe Annie MacManus di Dublino, è una famosa dj e presentatrice di punta della BBC Radio 1.
Per chi non lo conoscesse il suo programma, Annie Mac Mash Up, è ogni Venerdì sera dalle 19:00 alle 21:00 (orario inglese), il cosidetto “officially starting the weekend” ascoltato da milioni di persone. Un appuntamento eclettico diventato immancabile per gli appassionati di musica elettronica di tutto il mondo, una ricerca continua di nuovo materiale electro, dubstep, d’n'b, hip hop e disco, nonchè un’opportunità per nuovi e affermati dj di presentare un mini mix di cinque minuti.
Come ha fatto Annie a diventare un punto di riferimento per la musica Dance? Annie fa parte di una famiglia di musicisti. Il fratello Rod è un folk singer, la sorella Rache un’artista, mentre il fratello Davey fa parte della indie band The Crimea. “Conosco ogni canzone dei Pogues, sono cresciuta ascoltando Thin Lizzy, The Furies e The Smiths”.
Il suo primo passo nella club culture lo fa all’età di 17 a Belfast come assidua frequentatrice dello Shine, un’educazione perfetta in quanto a dj leggendari. Andy Weatherall era resident dj, mentre per Laurent Garnier, Green Velvet e DJ Sneak era una tappa fissa. Al termine degli studi in letteratura Annie decide di entrare nel mondo della radio e si iscrive ad un master post-laurea a Farnborough, dove passa un anno “depresso” lavorando in un supermarket mentre completava gli studi.
Dopo un anno, forte del master completato, si trasferisce a Londra insieme al fratello, mentre The Crimea volano alto nelle charts inglesi. “Ho passato qualche anno vivendo a Camden da completa indie girl, lavoravo alla radio studentesca SBN e avevo una residenza al The Underworld Camden. Quel club è stato un “walk-in” club: skater, indie kids, punk, turisti.. un’esperienza formativa su come tener pieno un dancefloor “. L’esperienza lavorativa alla V2, etichetta discografica della band del fratello The Crimea, le da l’opportunità di avere un primo lavoro alla BBC come assistente di Steve Lamacq all’età di 23 anni, mentre da sola continuava ad intervistare band al The Barfly per la radio studentesca durante la pause pranzo. “Prima di diventare Dj ho lavorato con tre persone: Steve Lamacq, Colin Murray, Zane Lowe e da ognuno di essi ho imparato qualcosa di diverso. Steve è un giornalista professionista, ha una conoscenza profonda e ama la sua musica. Colin è più “giocherellone” e rappresenta il lato più creativo della radio. Zane è un musicista, dunque è molto più musicale in tutto quel che fa. Fu il primo a trasmettere da in piedi dando un’energia fisica alla trasmissione. Quel periodo dietro le quinte mi ha fatto realmente apprezzare come funziona un radio-show”. Nel 2004 le viene assegnata la sua prima trasmissione, The Annie Mac show, all’età di 26 anni.
In tandem, anche la reputazione di Annie come DJ è continuata a crescere. Ha iniziato a suonare per divertimento negli “house-party” quando viveva a Belfast fino ad arrivare dopo un anno di Radio 1 ad organizzare il suo “Annie Mac Presents” come showcase nella sala 1 del Fabric (opening party con Mylo e Justice). MixMag lo ha definito (difficilmente traducibile) “one of the biggest brands in clubland providing a platform for a generation of youthful, bass-driven, live-dance acts and making Annie herself one of the most in-demand club/festival DJs on the planet.”
“Quando ho iniziato a suonare non è mai stato nei club, le persone e gli organizzatori per cui suonavo erano producers, djs e new comers dunque è stato naturale entrare in contatto e a far parte della loro scena”. Tra questi contatti c’è gente come Erol Alkan, colui che ha portato la dance al pubblico indie, il famoso dj drum’n'bass Shy FX, nonchè personalità della scena house ed electro come A-Trak e i producers dell’ondata dubstep Uk di una paio di anni fa. Naturale è che la trasmissione di Annie sia il luogo dove tutti questi questi generi si incontrano e stanno assieme.


Raffertie, dj/producer di soli 21 anni (!!!), ha per 5 anni spaccato i dancefloor della scena underground inglese, diventando in poco tempo la miglior party firm uk.
I suoi set mixano classici pop, rave anni ‘90, house lurida, grime e dudstep: miscela a dir poco esplosiva e capace di coinvolgere il pubblico tanto da riservargli la residenza all’Hold Tight di Londra.
Oltre ai sorprendenti exploit in veste di dj, Raffertie si è distinto per le sue produzioni che hanno immediatamente catturato l’attenzione dei grandi nomi della scena inglese.
Tra questi, “il mecenate dei nuovi suoni britannici” Mary Anne Hobbs, che lo ha invitato come talento emergente al suo prestigioso showcase in BBC1, definendolo “as sick as they come”.
Oltre al suo primo EP (Do That/Boy Better Know) ed alcuni remix ufficiali tra i quali “No you girls” dei Franz Ferdinand (Domino) e Boom N Pow di Akira Kiteshi, Raffertie incide per la londinese Planet Mu Records, conquistandosi un posto accanto a Starkey ed a Kanji Kinetic, fra i leader della “nu-skool rave thing”.
http://www.myspace.com/raffertie
http://www.myspace.com/lanottediasterix
info:+39 331 8827340; +39 333 3313817
mail to:alessandrorossi1@hotmail.it

a Team KnockOut production
DISCO INVADERS
LEBATMAN (for the first time on planet earth)
http://www.myspace.com/stdtkind
AMBIOTIKA
http://www.myspace.com/ambiotikastyle

Don’t Fuck About & Rocket presentano:
YOUNG FATHERS (Edinburgh, Scotland) | LIVE!!!
Alex Ormas & Mombelli | special four hands dj-set
Nuovo anno, ma Don’t Fuck About non cambia.. sempre al Rocket una volta al mese. Come iniziare con il piede giusto il 2010? Con una sorpresa! Dopo aver ospitato tre dj durante la prima parte della stagione ecco che arriva il momento del primo live, direttamente da Oltremanica! Il piccolo palco del Rocket, diventato dancefloor durante gli ultimi mesi, verrà “spolverato” e “cablato” a dovere da sapienti mani, tornerà ad essere per una sera quel palco che ha ospitato le migliori e nuove band degli ultimi anni. Direttamente da Edinburgo / Scozia un trio di giovanissimi, Young Fathers.. cresciuti a suon di Beastie Boys e Grandmaster Flash tra rap, electro e tanto tanto pop.. “Straight Back on It” è il loro singolo del 2009, 100% party hip-hop tutto da ballare (N.E.R.D.?).. è il brano che li ha catapultati su Bbc Radio 1, sui palchi di Sonar, Creamfield, in compagnia di Dizze Rascal, Amanda Blank, Yo Majesty. I super-producer Simian Mobile Disco li hanno voluti per un featuring “Turn Up the Dial” sul loro ultimo album, mentre il full lenght targato Young Fathers è in uscita il prossimo Marzo.. attenzione attenzione.. il primo singolo sarà in collaborazione con il “maestro” Grandmaster Flash! Il palco resta l’ambiente più naturale per Young Fathers, basi hip-hop, coreografie (si avete sentito bene, COREOGRAFIE!) e tre mc a dividersi palco e microfoni.
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